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Come nasce l'istinto materno?

 

Ci si è a lungo interrogati sull'istinto materno: esiste o no? Cosa prova una giovane mamma quando incontra per la prima volta il suo piccolo?

Venerdì 12 Febbraio 2016

Ci si è a lungo interrogati sull'istinto materno: esiste o no? Che cos'è dopo tutto? Cosa prova una giovane mamma quando incontra per la prima volta il suo piccolo? E se osservassimo le cose anche dal punto di vista del neonato? Perché in questa bella storia lui è tutt’altro che un protagonista passivo. 

Le teorie sul sentimento materno

L’istinto materno viene visto come da un lato una spinta naturale comune a tutte le mamme del regno animale, dall'altro come un apprendimento che ha ben poco di istintivo. Ma in tutte queste teorie, il piccolo ricopre sempre un ruolo passivo. Invece non è affatto così! Bisogna sapere che sin dai primi giorni di vita, e addirittura un po' prima, il nostro bambino mette in atto tutta una strategia di seduzione, che funziona alla perfezione sulla sua mamma, ma anche sulla maggior parte degli adulti che hanno occasione di fare la sua conoscenza. 

Nei topi il gene dell'amore materno viene attivato dai topolini!

Cosa ci insegnano i nostri amici topi? Che quando sono geneticamente modificati essi non s'interessano affatto ai loro piccoli, proprio loro che invece sono solitamente madri molto attente. Che cosa è successo? Essi sono stati privati del gene fosB, che contribuisce alla produzione di ormoni che stimolano l’istinto materno. Ecco, dirai tu, l'istinto materno è nei geni! Invece non è così semplice! Perché ciò che rende questo gene attivo nelle madri è l'odore del topolino appena nato. In campagna tutti sanno che non bisogna assolutamente toccare un coniglietto appena nato, perché se si impregna di un odore estraneo, la sua mamma non lo riconoscerà più e non esiterà ad ucciderlo. Perciò l'istinto materno esiste, ma a condizione che ci sia una partecipazione dei piccoli: per essere nutriti e curati i bimbi di animale devono prima attirare in qualche modo la loro mamma.

Tutto ciò che è piccolo è carino 

Primatologi e sociobiologi parlano del "richiamo magnetico dei neonati". In ogni parte del mondo i bambini sono considerati irresistibili. Noi siamo sensibili alle caratteristiche e ai segni che ci indicano la giovanissima età e la vulnerabilità di un bambino: la sua grande testa tonda, le dimensioni ridotte del suo corpo, gli occhioni pieni di meraviglia... Questo ovviamente vale per i nostri bimbi, ma anche per quelli degli animali, infatti chi di noi non trova assolutamente adorabile un gattino, un cucciolo di cane, un orsetto, un agnellino e addirittura un leoncino o un tigrotto? In alcune tribù di scimmie i piccoli nascono con una peluria nera, bianca o rossa che li distingue nettamente dagli adulti e li segnala a tutto il gruppo come cuccioli. Quando la mamma acconsente a condividerli con gli altri, le femmine affascinate, litigano per tenerli in braccio!

Prima seduzione: essere un neonato paffuto

Quando la neo mamma e il suo piccolo fanno conoscenza, fra i due avvengono tante cose. La mamma lo guarda attentamente e constata che si tratta del più bel neonato che abbia mai visto. È evidente, le basta guardare l'esserino tutto rosso e raggrinzito che vagisce nella culla della sua vicina di stanza. Quando è sveglio il piccolo fa ogni genere di smorfiette adorabili. Assomiglia ancora un po' ad una ranocchietta, ma presto si rimpolperà. D'altronde alla nascita pesava... L'importanza attribuita al peso del neonato, che viene annunciato subito dopo il sesso e il nome, è in fondo una cosa abbastanza bizzarra. Abbiamo fretta che il nostro piccolo diventi paffutello. Sapevi che i bimbi hanno il doppio del grasso rispetto ai cuccioli di scimmia, che invece nascono molto magri? Ma quindi a cosa serve tutto questo grasso che i nostri piccoli accumulano alla fine della gravidanza? Le ipotesi sono due: serve a nutrire il loro enorme cervello, che crescerà in modo incredibile durante i suoi primi mesi di vita e ad avere quell'aria cicciottella che piace tanto alla sua mamma. Durante la preistoria e un po' oltre, la selezione per i neonati giudicati troppo minuti era spietata, poiché avevano meno probabilità di sopravvivenza. Da questo deriva la nostra preferenza per i bimbi in carne. Preferenza che la natura ha sfruttato favorendo la formazione di grasso sottocutaneo durante le ultime settimane di gravidanza.

L'istinto materno, ovvero l'inizio di un dialogo

 Il piccolo è dunque geneticamente "programmato" per sedurci, farci affezionare, assicurarsi di ricevere le nostre cure. Fin dalla nascita riceve ed emette segnali. Il suo cervello così sviluppato gli permette molto presto di imitare la mimica dei suoi genitori e d'interagire con loro. Il neonato mostra un'attrazione spontanea per le forme curve e i movimenti caratteristici del viso umano. Riconosce la voce e l'odore di sua madre, che ha conosciuto già nell'utero. Quanto a lei, le basta una giornata per imparare a riconoscere l'odore del suo bambino e due giorni per distinguere il suo pianto da quello degli altri neonati! Ciò che viene chiamato "istinto materno", se esiste, sarebbe piuttosto un'interazione complessa e molto personale fra una mamma e un neonato, un dialogo sensibile costituito da tutta una serie di segnali che entrambi interpretano in modo spontaneo e inconscio per adattarsi nel migliore dei modi l'uno all'altra. Perciò quando ti sembra di non capire non ti preoccupare. Ogni comunicazione è fatta anche di incomprensioni e insuccessi. Pensa che stai percorrendo i primi passi in questo senso e che per quanto riguarda l'argomento "mamma" il vero esperto è il tuo bimbo!

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