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Io e il mio bambino ci capiamo!

 

Il bimbo è un comunicatore nato! Non pensavo che piccolo com'è fosse capace di farsi capire così bene!

Giovedì 25 Febbraio 2016

Risate, pianti: quando il piccolo comunica capisco quasi tutto! Ci è voluto qualche errore (non capire che il suo pianto era dovuto alla fame, farlo ridere troppo prima di metterlo a nanna, farsi scappare una parolaccia in sua presenza...) prima di capire che il piccolo interagisce in tutto e per tutto con me e che tutto è linguaggio. È stata una scoperta sia per me che per lui! Ecco come sono riuscito a decifrare le rivendicazioni del piccolo!

Il piccolo piange, gli fa male qualcosa?

All'inizio non sapevo capire la differenza fra i diversi tipi di pianto. Ora ho appreso il suo lessico e individuo facilmente stanchezza, fame o piccole ansie al calar della sera. Ho anche imparato come calmarlo! Gli parlo della mia giornata e dei miei colleghi, del suo futuro promettente, dell'ultima partita di calcio.

E ho perfino sviluppato delle tecniche personali. Quando lo porto a spasso nel passeggino o lo tengo stretto fra le mie braccia il successo è assicurato!

Poiché sono un compagno modello, tengo anche alla divisione dei ruoli. Quindi...chi si sveglia nel cuore della notte a causa di un brutto sogno? Papà! Vabbé...anche se devo ammettere che a volta mi capita di non sentire.

Il piccolo ride: il mio senso dell'umorismo è leggendario

I primi bei momenti che ho condiviso con lui sono i sorrisi. Il sorriso estasiato, quello complice e quello birichino... E poi a partire dai 4 mesi circa, le risate a crepapelle!

Ho dei trucchetti infallibili per farlo ridere, come ad esempio le smorfie, i baci su tutto il corpo come se volessi mangiarlo o cantare in modo divertente agitando le mani. Invento dei giochi con le marionette, con le dita faccio la formichina che sale, poi gli faccio “cucù” da dietro a un asciugamano, almeno 5 volte di seguito...a volte anche di più se continua a farlo ridere. La maggior parte delle volte si stanca prima di me.

Il piccolo e io ci capiamo!

Già quando il piccolo era nella pancia della sua mamma io gli parlavo e oggi, a maggior ragione, continuo. Quando gioco con il sonaglino gli parlo del sonaglino, quando gli metto i calzini gli parlo dei calzini. La mia voce lo stimola, perciò non smetto di parlargli. Lui mi capisce e io capisco lui.

Ora conosco le varie fasi del linguaggio: le filastrocche, la mimica, le prime parole. Mi ricorderò sempre della prima volta in cui ha detto «papà». Mi sono commosso.

Poi c'è la fase del “no” e come per tutti i genitori è toccata anche a noi! Ma gli ho fatto capire che sono io a comandare! O almeno ci ho provato.

E poi, dato che per lui sono un modello e mi imita in tutto, ne approfitto per insegnargli delle frasi di cui vado fiero quando le ripete in pubblico: «Forza Juve» (o si è tifosi o non lo si è) oppure "Anche l'albero più grande è nato da un piccolo seme" (una citazione di Lao Tzu può sempre servire!)

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